Anno 1972. Scritti giovanili.
Un composito manipolo di giovani concittadini, per lo più studenti universitari e nelaureati, animati da vivo attaccamento al proprio Paese, nei primi mesi dell'anno, dà vita alla pubblicazione di un primo numero unico di scritti, al quale fino al 1974 ne seguirono altri sei. Stampati in veste tipografica austera con onere finanziario a carico degli stessi promotori, integrato da contributo spontaneo proveniente da cittadini simpatizzanti, residenti ed emigrati, nonché dà alcuni sponsor ed in assenza di qualsiasi concorso pubblico che gli animatori disdegnarono dal richiedere per mantenere integra la loro indipendenza, sono stati pubblicati in tutto, con suggestivi echeggianti motivi vibranti e consoni all'argomento prevalentemente trattato, sette numeri unici che, seguendo l'ordine cronologico, sono: Risveglio, La voce della montagna, Questo nostro Paese, Senza titolo, Paese che muore, Terra nostra e I1 canto del cigno. L'iniziativa editoriale giovanile nacque con il fine specifico dichiarato "di interessare i giovani ai problemi della comunità" ed in tale direzione indirizzò costantemente ogni impegno che venne meno soltanto quando maturò la convinzione che, salva qualche piccola minoranza, la stragrande maggioranza dei diretti destinatari, nonostante l'opera svolta in oltre due anni rimaneva insensibilmente arroccata nella propria indifferenza. Prevalse allora un sentimento di forte delusione che, dando luogo a un dirompente stato d'impazienza, portò alla cessazione intempestiva e prematura delle pubblicazioni. Ma tralasciando la valutazione frettolosa e piuttosto sommaria dei redattori, espressa certamente in momenti di sconforto, sarebbe davvero ingeneroso non riconoscere alle pubblicazioni giovanili la considerazione positiva che meritatamente ebbero nell'ambito dell'intera comunità locale per l'assolvimento di un compito, j senz'altro arduo e difficile, ma che è stato pregevole e ben più ampio di quello inizialmente prefigurato. I numeri unici infatti costituirono uno spazio a più voci ove gli animatori, pur se di diversa cultura e tendenza politica, rappresentarono liberamente le loro idee e il loro sentire.Con i loro scritti dalla tematica varia avente allo sfondo una realtà locale segnata dalla compresenza di condizioni di arretratezza e di emergenti elementi di modernità adempirono ad una funzione proficua che a un tempo fu culturale, informativa, d'attualità ed anche educativa, e, con spiccato senso civico, contribuirono a tracciare, con le loro indicazioni concrete e con la loro critica protesa al dialogo, a volte ironica e pungente, ma condotta sempre nei limiti del rispetto e della decenza, la via dello svio e della elevazione culturale del paese di cui orgogliosamente sentirono di essere cittadini. Oggi, a distanza di oltre trent'anni, si avverte un rinnovato interesse alla rilettura di quei numeri che nei primi anni settanta ebbero un largo eco che financo è giunta ai nostri giorni. Da questa esigenza è scaturita l'idea di recuperarli dall'oblio e di procedere alla loro ristampa in unico volume. Così si è voluta dare l'opportunità di potere conoscere pienamente quella esperienza giovanile dei primi anni '70 nel contesto di un periodo della storia della comunità quisquinese vivido d'idee. di passione civile, di agitazioni sociali, di fervore culturale ma anche di dinamismo politico amministrativo nonché di speranza in un futuro di più alto livello civile. In tale senso la riproposizione dei numeri unici giovanili, le cui proposte per certi aspetti mantengono ancora la loro attualità, si pone come un mezzo efficace che concorre ad appagare il desiderio di conservare la memoria della nostra comunità, non certo per nostalgia del passato, ma per comprendere meglio quello che oggi siamo.
Salvatore Cimò
